Riflessioni sul contraddittorio

Caro Socio
nell’ottica di trovare e stimolare un momento di incontro abbiamo pensato come Direttivo di proporre una modalità attraverso la quale condividere esperienze e riflessioni che riguardano il nostro lavoro.
Vogliamo delineare una modalità rapida con la quale, in maniera veloce e breve, condividere punti di vista e considerazioni il tutto con spirito colloquiale, ma che allo stesso tempo consenta di formare una coscienza comune per l’analista ricostruttore.
I temi possono essere i più diversi purché pertinenti al nostro lavoro e possano diventare punto di partenza per un approfondimento.
Inizio io, quale Presidente di ASAIS-EVU Italia, proponendo una riflessione sul valore epistemologico del contraddittorio, cioè quell’attività (esperienza) del conoscere che ci è quotidiana.
Chiediamo ai soci e a tutte le persone che hanno partecipato ai nostri incontri formativi di voler inviare i propri spunti di riflessione, sia sul tema proposto che su altri argomenti, all’indirizzo della segreteria (segreteria@asais-evuitalia.eu) così da poterle poi circolarizzare.

IL CONTRADDITTORIO

Nella accezione comune con contraddittorio si intende un …confronto tra persone che sostengono opinioni, tesi diverse…(diz. Corriere della Sera).
Sotto un profilo strettamente processuale il principio del contraddittorio è una regola basilare che garantisce a ciascun soggetto interessato, con vincolo Costituzionale (art. 111), di essere parte del processo stesso. Si tratta di una possibilità che deve essere garantita, anche in concreto, ma che il soggetto può non esercitare, cioè non è chiamato obbligatoriamente a partecipare attivamente al processo, ma ne subisce in ogni caso gli effetti.
Se da una lato il contraddittorio può essere ricondotto alla sopra richiamata regola, cioè il soggetto interessato dal procedimento può portare all’interno del stesso il suo punto di vista, il contraddittorio soddisfa anche una regola di conoscenza più generale e che di fatto troviamo, magari con connotazioni più blande, nella vita quotidiana.
Il contraddittorio non può e non deve essere quindi visto come un mero principio processuale, ma come un modo di studio della Verità, quindi un modus operandi che consente la ricerca della conoscenza e questo è tanto più vero quando il confronto porta a giustificare, o confutare, quelle posizioni che all’inizio del ragionamento erano solo ipotesi, ovvero porta a scardinare posizioni che apparivano solide.
Tutti noi procediamo attraverso un percorso di contraddittorio, anche quando da soli confrontiamo più tesi giungendo, alla fine, ad una deliberazione interiore frutto di una deliberazione privata che non ha avuto il confronto esterno; “…una ipotesi che resista al contraddittorio o emerga in esso e che in esso sia provata come vera ha senza dubbio una qualità epistemica diversa dalla ipotesi formulato privatamente senza un confronto pubblico e dialettico…”, questo si verifica anche per il solo fatto di aver preso in considerazioni diversi punti di vista o proprio perché non sono emerse diverse interpretazioni.
Viene quindi da sé, anche nel nostro lavoro, l’importanza che il contraddittorio assume e deve quindi essere garantito sia sotto un profilo formale che sostanziale; l’analisi ed il confronto devono avere riguardo alle diverse posizioni che sono tutte da valutare anche nel caso in cui nessuno le difenda o le porti avanti.
Questo è un atteggiamento importassimo sotto il profilo processuale soprattutto nel momento in cui ci troviamo ad avere un ruolo vicino all’Autorità giudiziale, ma è in primo luogo un atteggiamento determinante nella ricerca della Verità nel senso più ampio.
La consapevolezza ci aiuterà sicuramente a dare il giusto valore al confronto quotidiano.

Il Presidente
Luigi ing. Cipriani

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